Esistono pochi videogiochi in grado di spiazzarmi completamente e di farmi avvertire la sensazione di trovarmi di fronte a qualcosa che sfugge completamente alle comuni definizioni di categoria o genere videoludico.
Ma in fondo, dopo 24 anni di carriera come videogiocatore fa sempre piacere ritrovarsi a non essere in grado di identificare con certezza ciò di fronte a cui ci si trova; nella maggior parte dei casi però, l’esperienza insegna che si tratta di prodotti profondamente diversi dalla massa di videogame che affollano gli scaffali dei negozi, e che spesso sono volutamente concepiti per non voler raggiungere le esigenze di chiunque videogiochi, ma piuttosto di stupire una porzione specifica di persone che ricercano esperienze ludiche particolari, e per le quali non è così importante possedere solamente quei titoli che rimangono per settimane ai primi posti delle classifiche di vendita.
E’ indubbiamente a questo tipo di appassionati che un gioco come Demon’s Souls si rivolge, in una apertissima sfida a tutti i possibili giudizi della critica specializzata e forse anche del cosiddetto “grande pubblico”.
Fate un bel respiro, perché stiamo per scoprire uno dei lati più oscuri e affascinanti dell’arte videoludica contemporanea…
Profeticus Tenebrae
Infauste conseguenze genera la brama di Potere.
Re Allant, dodicesimo monarca del Regno di Boletaria, aveva pensato di portare grande prosperità e ricchezza al suo Reame utilizzando l’antico potere delle anime, concentrando un enorme numero di esse in una forza magica utilizzabile a piacimento e teoricamente inesauribile. Tutto parve procedere secondo il suo volere, fino al giorno in cui gli giunse voce di una densa e misteriosissima nebbia, fitta e scura come le Tenebre, che da ogni direzione cominciava ad avvolgere la sua Terra, consumando e distruggendo ogni cosa su cui essa si posasse e divorando le anime di coloro che ne entravano in contatto.
Broletaria fu così in breve tempo tagliata fuori dal resto del mondo, ed ogni tentativo di capire cosa fosse quel muro di nebbia che avanzava imperterrito, fu vano. Coloro che partirono per addentrarsi al suo interno e comprenderne la minaccia non fecero mai più ritorno, pur essendo potentissimi maghi o guerrieri. Solamente il valoroso Vallarfax della Reale Guardia del “Twin Fangs” poté uscire da quella Oscurità per mettere in guardia l’intero Regno dall’imminente catastrofe: i riti per la canalizzazione dell’abnorme numero di anime propiziati per anni e senza sosta dal Re Allant, avevano infine risvegliato il Demone Antico, la gigantesca Bestia che secondo la leggenda giaceva eternamente prigioniera nelle profondità del Nexus, il Mondo dei morti, e che ora vagava per Boletaria all’interno della vasta bruma intrisa di forza malvagia cibandosi delle anime dei viventi. Tutti coloro a cui i demoni sottraevano l’anima, restavano vivi ma in preda della follia più assoluta, e ciò aveva trasformato in breve tutte le lande toccate dal potere dell’Antico in zone dominate dal caos più totale. Ciò che è peggio, è che Vallarfax riferì di come ormai il potere della Bestia era accresciuto in misura tale, da risultare inimmaginabile per gli umani pensare di sconfiggerla.
Sull’orlo dell’estinzione dell’intera Boletaria e di tutti i Regni vicini e lontani minacciati essi stessi dal titanico potere del Demone Antico, apparve dal nulla uno sconosciuto; nessuno sapeva chi fosse in origine, ma la sua storia è qui narrata poiché fu egli che contro ogni previsione e sfidando da solo il leggendario Male, salvò l’intero genere umano dall’estinzione certa.
La storia di questo misterioso personaggio è proprio quella che spetterà a noi portare a compimento all’interno del lungo e sfiancante viaggio nelle terre maledette dell’un tempo rigoglioso Reame di Broletaria.
Il Viatico delle Anime (Perdute)
Demon’s Souls è l’ultimo lavoro in ordine di tempo di un gruppo di bravissimi sviluppatori giapponesi, quei “From Software” conosciuti dai più per la lunghissima serie di Armored Core. Non è però una sorpresa notare che il loro primo IP originale pensato esclusivamente per Playstation 3 sia un gioco di ruolo che raccoglie diversi spunti artistici del Fantasy tipicamente europeo, seppur sarebbe un enorme errore cadere nella tentazione di definire subito Demon’s Souls come un’opera che fa il verso alle tipiche atmosfere e alle meccaniche di gioco dell’RPG occidentale. Si tratterebbe ovvero di un’analisi superficiale e del tutto priva dell’attenzione che merita l’ispirata e particolarissima struttura concettuale alla base del Titolo in questione.
E’ necessario ricordare che l’anima stessa di questo videogioco proviene da molto lontano, da quel King’s Field che in pochi hanno avuto il privilegio di giocare ormai ben più di 10 anni fa sulla vecchia PSOne o su PC, e la cui eredità artistica è oggi raccolta a piene mani da questa nuova incarnazione videoludica creata nel segno della continuità ideale con il suo progenitore.
Se anche coloro che hanno trascorso molte ore davanti ai vari The Elder Scrolls e Might and Magic si ritroveranno a sorridere compiaciuti di certi aspetti stilistici a loro familiari, (a partire dallo stesso editor iniziale nel quale saremo responsabili della creazione dell’aspetto fisico del protagonista), esiste in Demon’s Souls una sorta di fortissima identità artistica che rende tale prodotto diverso rispetto a qualunque cosa abbiate mai visto fino ad ora. E’ difficile dire se si tratti di una peculiarità trasmessa alla nostra percezione dalla netta manifestazione dell’identità culturale giapponese che pervade in ogni caso questo RPG; quel che però si evince facilmente è che giocare a Demon’s Souls significa ritrovarsi improvvisamente immersi all’interno di suggestive ambientazioni, di colori e di paesaggi che carpiscono le nostre più intime sensazioni di timore: tutto è tetro e oscuro, tutto è pregno di un mistero ancestrale, come se ogni elemento scenico annunciasse una imminente Fine.
Si tratta di un qualcosa che possono aver sperimentato tutti coloro che abbiano giocato ad opere del calibro di ICO o Shadow of the Colossus, e che solitamente suscita emozioni nette o di amore a prima vista o di repulsione, in base alla storia e alle preferenze della passione videoludica del singolo videogiocatore.
Neppure la definizione di “RPG puro” s’addice per bene a questo Demon’s Souls; certo gli elementi di un complesso gioco di ruolo ci sono tutti, ma la funzione evolutiva dei parametri personali del vostro personaggio e di quelli dei suoi armamenti non sono così “centrali” come ci si aspetterebbe. E’ bene spiegare chiaramente questo passaggio: all’inizio del gioco, come si accennava più sopra, vi verrà offerta la possibilità di creare un avatar appartenente ad una delle 10 classi di guerrieri a disposizione, si va dal ladro al barbaro, dal mago al prete, fino al templare o il cavaliere e così via. Ognuna delle classi corrisponde ovviamente a determinate caratteristiche fisiche, intellettive e magiche, di cui disporrà il vostro personaggio e, sempre in linea con ogni altro gioco di ruolo dai tempi di “Dungeons’n Dragons” in poi, essa stabilisce anche fin da subito quali saranno le armi, le armature e gli incantesimi che il protagonista sarà in grado di utilizzare nel gioco. La classe di appartenenza determina tra le altre cose anche il peso complessivo dell’equipaggiamento che potete portarvi appresso prima che il vostro avatar cominci a muoversi in modo meno agile ed efficace, e vi anticipo fin da subito che con tutto quello a cui andrete incontro questa è l’ultima delle cose che potreste desiderare.
demon soul
Demon's Souls
Il Tower Knight è un boss alto all'incirca 15 volte il protagonista. Come tutti gli energumeni giganteschi e fortissimi, questo ammasso di metallo è, almeno, lento... Cercate di sfruttare tale punto debole per trovare la strategia migliore per batterlo.
Demon's Souls
Non fatevi scrupoli e togliete di mezzo quei morti viventi dal ponte!
Demon's Souls
Lo spirito di un povero rigattiere che siede nel Nexus, si offrirà di custodire per voi tutte le merci e le armi in eccesso del vostro inventario.
Demon's Souls
Mi spiace, ma non è una semplice trovata scenografica: quel titanico scarafaggio volante lo dovrete buttare giù per davvero!
Demon's Souls
Il signore in primo piano sulla destra (un disgustoso umanoide con la testa da polipo) è uno dei pericolosi "stregoni" che infestano la Torre di Latria. Eliminateli velocemente e non permettetegli di usare magie paralizzanti il cui effetto è quello che si vede in foto!
Demon's Souls
Una foto ricordo del Dio Drago. Notare la perfetta dentatura disposta su 4 file, utile per tranciare con facilità carni e armature di chiunque capiti a portata di bocca.
Demon's Souls
Il "Parry" è una tecnica di attacco fondamentale, ma richiede un ottimo tempismo: se riuscite a parare gli affondi di un nemico in un preciso intervallo di tempo, potete provocarne lo sbilanciamento e sferrargli un colpo letale.
Demon's Souls
L'ingresso delle miniere di Stonefang. Quello è il comitato di benvenuto quasi al completo.
Demon's Souls
Il Dio Drago, uno degli Arcidemoni degli angoscianti dungeon di Broletaria. Il combattimento contro questo mostro somiglia più ad una prova di pazienza più che di forza, viste anche le mostruose dimensioni dell'avversario.
Il Varco verso l’Incubo
Terminata la fase di creazione del personaggio, il gioco vi mostrerà l’impavido ingresso del “neonato” protagonista all’interno della misteriosa Nebbia demoniaca che sta inghiottendo l’intero Regno di Boletaria, flagello a cui proprio egli dovrà porre fine. Tale incipit si traduce in una breve sezione esplorativa di un dungeon la quale riveste la funzione di tutorial; in questa fase potrete prendere confidenza con le strategie basilari di combattimento e con il sistema di controllo dell’avatar: scoprirete come curarvi, come affondare potenti colpi al nemico, e come evitare prontamente di ritrovarvi infilzati delle sue spade. Il tutorial ha anche un altro compito, probabilmente molto più importante di quello a cui è funzionalmente preposto: serve a presentarvi il cuore stesso ed il significato dell’azione di gioco di Demon’s Souls, un’azione basata su combattimenti serrati e brutali, i quali bastano da soli ad attenuare profondamente la struttura e le atmosfere dell’RPG classico e che mostrano chiaramente e da subito come tutta la vostra avventura sarà costituita in massima parte da un durissimo percorso affrontato con le vostre proprie forze in pressoché totale solitudine, contro un nemico incredibilmente più potente di voi.
Nel gioco sarete soli. Sarete pressoché l’unica creatura vivente dotata di senno all’interno di un mondo avvolto dalle tenebre del male e della follia, tenebre che stanno disintegrando il vostro Regno e che stanno trasformando tutti coloro avvolti da esse in esseri votati alla distruzione. Non è un caso che il tutorial si concluderà con la vostra (inevitabile) morte al cospetto di un gigantesco demone che con un unico colpo di spada metterà fine in maniera scioccante e subitanea a tutte le vostre illusioni di poter padroneggiare le situazioni di gioco fino a quel momento presentate.
La morte fisica del vostro avatar non è il vero Game Over, tutt’altro, è l’origine stessa del vostro difficoltoso cammino. Dopo la sconfitta, (dopo ogni sconfitta), vi risveglierete in un enorme salone Celeste denominato Nexus, nel quale le anime dei valorosi guerrieri caduti attendono di poter tornare sulla Terra per continuare a combattere contro il male. Il Nexus è il punto di raccordo fondamentale tra l’ingresso dei 5 scenari che compongono il gioco e le incombenze di morte cui andrete incontro nella battaglia. Al suo interno incontrerete tra gli altri anche gli spiriti di un fabbro che si offrirà di forgiarvi nuove armi e paramenti o di riparare quelli in vostro possesso, e quello di un povero rigattiere che conserverà il vostro equipaggiamento in eccesso. Dal Nexus è possibile uscire sia in forma carnale sia, molto più frequentemente, in forma di anima, e tale sarà anche la materia di cui sarete composti per la maggior parte del gioco, visto che per gran parte del vostro tempo sarete fisicamente morti. Vi sarà concesso ritornare nella forma vivente solo in tre circostanze precise: tramite il ritrovamento durante le vostre esplorazioni di un particolare frammento di pietra detto “Ephemeral Eye”, tramite l’invocazione del vostro personaggio all’interno della partita di un altro giocatore connesso per mezzo della rete PSN (e di questo parleremo tra poco illustrando il particolarissimo concetto di multiplayer di Demon’s Souls), oppure, ben più difficile, quando sconfiggerete uno dei terrificanti demoni a guardia della fine di ogni mappa (e badate che ognuno dei 5 livelli è composto in media da 2 o 3 mappe con relativi Guardiani che attendono la vostra venuta…). La differenza principale tra l’affrontare la vostra avventura in forma di Essere materiale piuttosto che in forma eterea, è che quando siete semplicemente un’Anima i vostri punti di vita sono esattamente dimezzati rispetto a quando siete in carne e ossa, ed è inutile dire quanto questo costituisca una ulteriore difficoltà per affrontare l’esplorazione di dungeon che straripano di guerrieri indemoniati: mai come in quest’ultimo lavoro dei “From Software” vi capiterà di tenere così tanto agli HP del vostro personaggio!

Uno degli "spiacevoli" incontri possibili quando giocate a Demo's Souls connessi al PSN: Un "Black Phantom" proveniente da chissà dove in cerca della vostra vita.
Un lungo e difficoltoso cammino
Qualunque sia il modo in cui affronterete l’avventura, accadrà che ogni volta che ucciderete un avversario riceverete come ricompensa la sua anima; le anime sono preziosissime poiché servono da una parte ad acquistare, riparare e potenziare oggetti del vostro equipaggiamento nel Nexus al pari di denaro vero e proprio, dall’altra a promuovere progressivamente il vostro protagonista a livelli di abilità superiori, rendendolo in tal modo progressivamente più forte e resistente.
Il Nexus è così importante soprattutto perché nelle 5 zone di Boletaria nelle quali ha luogo la vostra avventura non troverete negozi o luoghi nei quali rifocillarvi o curarvi, né percorsi alternativi che vi consentano di affrontare con meno affanno le orde di avversari non-morti. Ci siete solo voi e la vostra intraprendenza, circondati da un territorio ostile e costretti a delle strade pressoché obbligate e piene di nemici. In qualunque momento riteniate di avere bisogno di acquistare medicine o potenziamenti, sarete tenuti a tornare all’inizio del livello e accedere nuovamente al Nexus. Certo, potreste tornare al Nexus anche facendovi uccidere, ma la bruttissima sorpresa sarà in quel caso scoprire che avete perso tutte le anime raccolte fino a quel momento e che l’unico modo per recuperarle è tornare immediatamente nel punto esatto in cui avete perso la vita per recuperare il vostro “bottino” (in compenso tutti gli oggetti e le armi che avevate raccolto fino a quel momento resteranno nel vostro equipaggiamento).
E’ comunque fondamentale per la vostra sopravvivenza capire nel più breve tempo possibile come padroneggiare nel migliore dei modi le capacità offensive e difensive del protagonista, a seconda della classe a cui avete scelto di appartenere in origine.
Demon’s Souls stupisce infatti fin da subito per un paio di cose: la prima è la spettacolare componente Action di cui è dotato rispetto ai combattimenti contro i vari non-morti e esseri posseduti dal male che incontrerete; si tratta di fatto di un aspetto del game design così ben realizzato, da trasformare ogni scontro in un momento in cui è richiesta la massima concentrazione e padronanza dei comandi da parte del giocatore. Il vostro protagonista (cioè voi) dovrà infatti preoccuparsi non semplicemente di menare spadate o stilettate a destra e manca, ma di elaborare ben più complesse tecniche per colpire, difendersi da, ed evadere velocemente i colpi nemici. Tenete conto che nella maggior parte dei casi i potenti avversari che incontrerete nei 5 scenari principali del gioco vi attaccheranno sempre in gruppo, il che moltiplica la richiesta delle vostre migliori doti di guerriero, soprattutto perché gli attacchi avverranno contemporaneamente e da ogni direzione dopo che sarete stati accerchiati; se avevate in mente i ridicoli combattimenti multipli di Assassin’s Creed, dove ogni opponente ha la compiacenza e la pazienza di aspettare il proprio turno prima di colpirvi, è bene che non ne teniate affatto conto per immaginare cosa vi aspetta in Demon’s Souls. La seconda ragione (strettamente correlata alla prima) per cui questo titolo vi colpirà con la forza di un potente destro sulla faccia, è proprio per la sua MOSTRUOSA difficoltà. Se vi serve qualche metro di paragone con cui accomunare questo gioco, direi che sarebbe il caso di dimenticare completamente Oblivion e pensare piuttosto ad un Devil May Cry o un Ninja Gaiden Sigma giocati al massimo livello di difficoltà… ma in tutta onestà potrebbe non essere sufficiente anche pensare a tale scenario. Se questa ultima frase vi ha spaventato, è bene che vi mettiate comodi ed ascoltiate il resto. Demon’s Souls non è semplicemente un titolo ostico, è una vera e propria sfida verso voi stessi e la vostra personale autostima di cosiddetti “hardcore gamer”.
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