Ben 3 articoli trovano oggi spazio sulla homepage del sito develop-online.net riguardanti la grave crisi produttiva dell’industria del videogaming britannico e la fuga di software house e publisher da quel Paese verso mete più “ospitali”, prima fra tutte il Canada.
Sono delle considerazioni amare, in virtù sia degli innumerevoli primati che gli sviluppatori inglesi hanno guadagnato negli ultimi 30 anni di storia del mezzo videoludico, sia dello stesso ruolo pionieristico che essi hanno ricoperto nella contribuzione alla diffusione del videogioco come forma d’arte e di intrattenimento in Europa e nel mondo dagli anni ’80 ad oggi.
Tocca ad una colonna di Michael French fare i conti con la realtà, un articolo in cui la considerazione iniziale è che nonostante l’assoluta eccellenza raggiunta negli anni dai britannici, si assiste ad un inesorabile declino delle opportunità lavorative e del volume di investimenti in UK, a fronte di una migrazione di massa di sviluppatori verso altri Paesi. L’ultimo censimento di tutti gli artisti inglesi impegnati nella creazione di videogames mostra che la metà di essi vive e lavora all’estero, e tre quarti di costoro si sono permanentemente stabiliti in Canada.
La Nazione nord americana sembra essere diventata negli ultimi anni la terra promessa del game development, per ragioni strettamente legate ai forti sconti fiscali applicati ai costi del lavoro per le aziende, ma non solo: un eccellente welfare-state, una qualità della vita tra le più alte del mondo ed un sistema universitario altamente integrato con le necessità delle aziende, hanno creato le migliori condizioni possibili per attrarre investimenti e lavoratori, nonché hanno dato vita ad una delle più prolifiche comunità di sviluppatori indipendenti sulla scena mondiale.
Parla quindi da sé, secondo French, la lunghissima lista di professionisti britannici che sono stati impegnati nella creazione di alcuni dei videogames di maggiore successo degli ultimi tempi, come Assassin’s Creed, Splinter Cell e Mass Effect, e parla da sé il fatto che tali giochi siano stati fatti proprio in Canada e non in Inghilterra, Paese che pare ormai incapace di convogliare su esso quel dinamismo produttivo necessario alla creazione di prodotti di successo.
APB è andato talmente male da aver causato la chiusura di RealTime Works, Enslaved si sta rivelando un modesto successo commerciale, e persino una delle “punte di diamante” della scena UK, i Bizarre Creation, non possono far altro che uscire proprio questo mese con un gioco ispirato ad un brand che vende per il solo nome che porta (James Bond 007: Blood Stone) e finanziato dal più grande publisher del mondo, americano, la tentacolare Activision.
Esistono certamente anche delle eccezioni come Fable, GTA, Little Big Planet e Batman Arkham Asylum, ma sono, appunto, eccezioni all’interno di un’industria in affanno. Si allunga la lista di grandi software house internazionali che spendono in territori differenti dalla Gran Bretagna. Ubisoft e THQ solo qualche giorno fa hanno annunciato investimenti per centinaia di milioni di dollari nell’apertura di giganteschi studios presso Montreal; il CEO di Activision, Bobby Kotick ha addirittura definito il Regno Unito come “ridicolmente costoso” e pertanto inadatto a richiamare gli investimenti della propria compagnia. Cosa rimarrà quindi alla Gran Bretagna?.
La conclusione dell’articolo di Michael French non è delle più consolanti: non si può far nulla allo stato attuale per richiamare in Patria le migliaia di professionisti che hanno scelto di andarsene e che stanno attualmente lavorando su progetti di sicuro impatto commerciale. La media dei creatori di videogiochi dell’Isola è oggi costituita da piccoli e intraprendenti gruppi di Indie-Developers come HelloGames, Moshi, Wonderland, SixtoStart e questi sono rappresentativi della realtà che va supportata e incentivata. La “consolazione” per il momento è rappresentata da operazioni come quelle di Electronic Arts, che ha investito 500 milioni di dollari negli ultimi 12 mesi per l’acquisto di applicazioni e giochi per la piattaforma Facebook e per Iphone prodotti da piccole soft-house inglesi. Se questa è la strada per salvare l’industria videoludica del Regno Unito, è necessario essere pronti a percorrerla.
fonte: http://www.develop-online.net/news/36260/OPINION-UK-has-lost-triple-A-games-to-Canada






La fuga dei cervelli è una brutta bestia, per i paesi da cui le mnti per l’appunto fuggono, ma anceh per le famiglie delle persone che sono obbligate a trasferirsi.
L’importante per l’industria videoludica è che, comunque sia, questi artisti possano trovare un paese ospitale dove poter continuare a lavorare e sfornare capolavori.
Peggio sarebbe se in UK non avessero la possibilità di lavorare e non esistesse un “Canada” che arriva in loro soccorso.