
John Hare, storico game designer dei Sensible Software
John Hare, veterano inglese del game-development e cofondatore della storica Sensible Software, autrice in epoca Amiga di pietre miliari del calibro di Wizkid, Mega lo Mania, Cannon Fodder e Sensible Software, non risparmia delle parole molto dure sullo stato creativo dell’attuale industria videoludica in confronto soprattutto a quelle che erano le energie spese a suo dire negli anni ’90 dai programmatori.
Dopo aver sostenuto solo pochi mesi fa un certo sdegno per la sudditanza economica forzosa dell’industria inglese del videogaming verso i publisher statunitensi, in occasione della decisione di Activision di svendere i britannici Bizarre Creations al miglior offerente, Hare afferma ora durante un’intervista al sito Beefjack.com che “i grandi Publishers (da egli chiamati ironicamente ‘bean-counting overlords’ n.d.r.) hanno letteralmente disarmato i creatori di videogames creativi, rendendo lo stesso sviluppo dei videogiochi sempre meno finanziariamente accessibili alle software house indipendenti”
La contraddizione per Hare è ancora più stridente poiché, se da una parte va riconosciuto che intorno alla metà degli anni ’90 l’industria videoludica si sia definitivamente dotata di una struttura commerciale e di management degna delle sue potenzialità, la stessa cosa non è accaduta nell’ambito dello sviluppo e delle espressioni creative vere e proprie.
“Ritengo che, creativamente, dal punto di vista della progettazione del software noi si sia passati dall’essere un’industria estremamente potente e innovativa ad laboratorio di idee fragili e piuttosto banali. Detto in altri termini: guadagnavo personalmente molti più soldi e mi divertivo come sviluppatore molto di più nel 1994 di quanti non mi succeda ora”
John Hare, rispondendo all’intervistatore che citava alcuni Indie-Games come Joe Danger, Limbo e Super Meat-Boy tra i titoli in assoluto migliori del 2010 nonostante l’invasione dei Colossal multimilionari, rincara ulteriormente la dose sul sistema di management di molte software house: “E’ una vera fortuna che siamo in grado di assistere ancora all’ascesa di Indie Games di qualità. In quest’epoca i Sequel infiniti di brand famosi e i Tie-In licenziati dai film di Hollywood saranno la morte della nostra industria. I business-men delle grandi software house che stanno dietro alle importanti decisioni strategiche sul cosa e sul come produrre, non esiteranno un attimo ad abbandonare l’industria videoludica una volta che dovessero capire che non ci sono più molti soldi da fare in questo settore o nuove idee da sfruttare.”
Hare sostiene in ogni caso che esistono ancora oggi molte strade per poter guadagnare dallo sviluppo di videogames, ed egli preferisce personalmente la via che premia le nuove, grandi e originali idee del panorama Indie, con un limitato numero di sequels e conversioni su più piattaforme. “All power to the great games” sostiene con convinzione John Hare, “no matter what size budgets there are behind them – all power to great games”.





