RECENSIONE 3DS – Resident Evil: Revelations

Resident Evil: Revelations
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Puro orrore portatile. Con classe.

Orrore. Se cercate questo termine su Wikipedia potrete leggere che “per orrore si intende un sentimento di forte paura e ribrezzo destato da ciò che appare crudele e ripugnante in senso fisico e/o morale. Per estensione, orrore può indicare un fatto, un oggetto o una situazione che desta tale sentimento”. Per me, personalmente la faccenda è molto più complicata. E’ un dato di fatto che questo genere non se la passi proprio benissimo, e non certo solo nell’ambito dei videogame. Il genere horror nel suo complesso ha delle radici molto profonde che risalgono ai primissimi anni trenta seppure e nel dopoguerra che si è assistito alla grande ascesa in popolarità di questa particolare categoria artistica, quando le major americane ne provarono di tutti i colori per spaventare gli spettatori.

Ieri come oggi, l’efficace resa dei campi tridimensionali, per esempio, è stato uno dei mezzi più usati per aggiungere pathos all’azione. I cultori del genere mi perdoneranno la storia abbastanza sommaria e i voli pindarici, ma dobbiamo velocemente passare agli anni ’80 quando i B-movie divennero dei veri e propri film di culto per poi sfociare nelle lunghissime saghe cinematografiche degli anni ’90 che tutti più o meno ricordiamo con piacere. In quello stesso periodo, anche i videogiochi, che provavano la lunga e faticosa scalata verso la maturità, si lanciarono a capofitto su un genere con argomenti sempre utili per fare presa su grandi e piccini. Nel 1992, Alone in The Dark inaugura il cosiddetto survival horror, una tipologia di horror quasi esclusivamente videoludico.

Partendo dalla domanda che più o meno ci siamo fatti tutti davanti ad un orda di zombie, “Ma come diavolo si fa a sopravvivere in quel casino”, Alone in the Dark provava a rispondere a modo suo gettandoci in un mondo pienamente tridimensionale costellato da abomini di ogni tipo, occultismo e strane situazioni ben oltre il limite del verosimile. Fu un vero e proprio successo che apri un filone da quel momento in poi piuttosto redditizio per le software house. Nel 1996 esce Resident Evil che sdogana completamente il survival horror portandolo verso le grandi masse e imponendosi come pietra miliare della sopravvivenza tra i non morti. Se Romero ha inventato i mostri che camminano al rallenty e si fanno impallinare, il titolo di Capcom non solo ha contribuito alla loro fortuna, ma ha anche aperto la strada che congiunge mutazioni genetiche, deformazioni, armi batteriologiche e non morti piuttosto classici. Un bel misto tra innovazione e elementi familiari che ha siglato un vero e proprio trionfo per Resident Evil e i suoi personaggi.

Resident Evil: Revelations

Da quel ormai lontano ’96 sono passati molti anni e la serie si è evoluta con alti e bassi in grado di colpire come il maglio perforante la sua fan base (tra le più solide e corpose del mondo del videogaming). L’ultima “mazzata” è arrivata a mio avviso con Resident Evil 5, che dopo lo splendido quarto capitolo appariva come una sorta di ridimensionamento dei fasti della serie. E’ difficile definire con la squadretta di quanto la serie si sia rimpiccolita per suoi demeriti evidenti come l’assenza del “run’n gun” e quanto, invece, la sua percezione ristretta sia dovuta alla nascita dei necromorfi e del titolo che li porta in pancia. Dead Space con il suo Sigillo monolitico ha gettato una bella ombra pesante sullo storico brand di Capcom perché era esattamente tutto quello che Resident Evil doveva essere, ossia un survival horror massiccio, con tanta suspense ma non senza elementi di azione e una quantità di freschezza nel gameplay che  il buon Chris e compagni potevano solo sognare. Un vortice dalle spire così solide e voraci da riuscire a macinare anche un pilastro così importante della storia del videogame. Capitolo chiuso, insomma, e largo ai giovani. Non proprio, perché a quanto pare il Virus T è ostico a morire e può penetrare in ambienti quanto mai inaspettati.

E qui giungiamo a Resident Evil: Revelations, è una sorta di rinascita per la serie, in grado di fare di necessità virtù per restituire un’esperienza horror come da tempo non vedevamo in questa lunga sequela di spin off. I tempi di Mercenaries 3D sembrano ormai lontani e dimenticati.

 

Rivelazioni.

Il setting di questo capitolo è compreso nello spazio di tempo che va dal quarto al quinto capitolo per console maggiori. Tutta la storia ruota intorno a due elementi essenziali. Uno è la nascente B.S.A.A., meglio detta Bioterrorism Security Assessment Alliance, il gruppo anti-terrorismo di cui faceva parte – come sappiamo - Chris Redfield in Resident Evil. L’altro è l’introduzione della nuovissima Veltro e degli episodi di Terragrigia. Una pezzo di storia che avrebbe quasi meritato un titolo a se stante. Ma procediamo con ordine.

Resident Evil: Revelations

Jill Valentine, la storica eroina del primo Resident Evil, viene inviata sulla Queen Zenobia, una nave da crociera alla deriva sulla quale probabilmente si dovrebbe trovare Chris. Con lui i contatti si sono persi da tempo, mettendo in seria agitazione tutta la squadra. Al suo arrivo sul posto, Jill si trova di fronte uno scenario abbastanza familiare. Sulla nave sono state liberate le ormai conosciutissime armi biologiche (gli zombie!) e del nostro eroe non v’è traccia. Un mistero che la splendida agente dovrà indagare fino in fondo per darci anche utilissimi dettagli su aspetti inediti della linea storica principale di Resident Evil.

Su questo nucleo, cresce una vicenda parallela e post-datata che ci viene svelata attraverso flashback. Impersoneremo, questa volta, Chris alle prese con la Veltro, questa nascente società terroristica che fa ampio uso di armi biologiche per portare a termine i suoi loschissimi piani. La veltro ha liberato numerosi zombie su Terragrigia, una città all’avanguardia che si basava su tecnologie eco-sostenibili. Una alternanza tra presente e passato in grado di generare interesse e tenere le dita attaccate alla console. In uno stile molto simile a quello visto per Alan Wake, Capcom ha preferito dividere la storia in episodi con tanto di riassunto in stile serial TV che aggiunge un’atmosfera tutta particolare al titolo. Questo è solo uno degli elementi più particolari, di una già curatissima direzione artistica che comprende ambienti da urlo (in tutti i sensi) e l’unico 3D veramente funzionante su 3DS senza difetti di sorta. Insomma Revelations è un pacchetto davvero completo, che non dimentica, come vedremo, la parte più succosa dell’intera esperienza di gioco, ossia il gameplay.

 

Surviving

Revelation può essere riassunto brevemente proprio in questa parola: sopravvivenza. E’ un ritorno in grande stile a quella catena horror di cui abbiamo fatto menzione sopra. Gli elementi di base sono fondamentalmente tre: esplorazione, poche munizioni e tanta suspense. E’ abbastanza shockante scoprire come in mappe così piccole sia possibile comprimere quella sensazione di scoperta che ha reso grandi i titoli di questo genere. Man mano che si procede nelle varie location non sfuma mai quella voglia di aprire una porta in più, di provare quel percorso alternativo o semplicemente girare dietro l’angolo per capire cosa c’è. Nessuna svolta, nessuna scelta viene,però, ripagata mestamente. Se non troveremo elementi utili all’essenziale proseguimento della storia, ci troveremo sempre di fronte ad uno scorcio suggestivo o alla possibilità di mettere mano al Genesis. Questa è, infatti, la grande novità di Revelation.

Resident Evil: Revelations

Un aggeggio che si impugna come una pistola, che durante l’utilizzo muta la visuale a mo’ di quella di un FPS e che sembra un metal detector. Semplicemente toccando la sua icona sullo schermo inferiore del 3DS impugneremo il nuovo gioiellino in dotazione ai nostri eroi, sostituendolo alla pistola d’ordinanza. Puntando col dorsale, avremo accesso alla “visione aumentata” che questo ritrovato della tecnologia ci mette a disposizione per scannerizzare l’ambiente circostante. E’ l’unico sistema per trovare oggetti e munizioni che altrimenti rimarrebbero celati alla nostra vista. E’ la naturale evoluzione di quella spinta alla sopravvivenza che abbiamo trovato in altri titoli simili. Revelation ci costringe a cercare le nostre risorse con impegno, impedendo allo sguardo distratto o superficiale di incappare semplicemente in qualcosa di essenziale. Man mano che si avanza negli episodi questa pratica diventerà sempre più importante per evitare di diventare preda delle armi biologiche, bilanciando un buon risparmio delle munizioni con una incessante e meticolosa ricerca delle stesse. Un grosso aiuto in questo processo ce lo danno sicuramente i controlli ottimizzati alla perfezione per la piccola portatile Nintendo. Nonostante ci sia la possibilità di aggiungere un secondo pad analogico con l’add-on Circle Pad, non ne sentiremo quasi mai l’esigenza. La visuale in prima persona, con mirino laser e assenza di run ‘n’ gun presuppongono una mira piuttosto ragionata e precisa che votata all’azione pura. Un buon headshot è in questo gioco certamente più funzionale di qualsiasi smitragliata ignorante.

 

Rivelazione

Resident Evil: Revelations è fondamentalmente (come da titolo!) una vere a propria rivelazione, che unisce una spinta verso il futuro con una forte evoluzione sulle sensazioni del passato. Da quarto capitolo ad oggi, questo è probabilmente il titolo in grado di riscattare gli errori di alcuni prodotti del passato. Ottimo il comparto tecnico con una pregevole resa grafica e soundtrack davvero ispirata. Stessa qualità per i controlli che, nonostante qualche difficoltà nell’abituarsi al sistema di mira, non risultano mai tanto scomodi da impoverire l’esperienza di gioco. A conti fatti mi spingerei a dire che questo è il miglior Resident Evil da un po’ di tempo a questa parte, consigliato non solo ai fan del genere o della saga, ma anche a chi vuole semplicemente confrontarsi con un titolo dalla buona difficoltà e dall’eccellente realizzazione in termini tecnici/artistici.

Bello, davvero.

Voto: 8/10

Pasquale Sada

Pasquale Sada

Collaboratore di UnlimitedAmmo


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