Ho molta stima per i Game Republic; dai tempi di Genji su PS2, per il loro riuscito mix di atmosfere classiche del Giappone del periodo Sengoku unite alla giocabilità di un Devil May Cry, a Folklore, uno dei primi action-RPG pubblicato sull’allora neonata PS3. Mi piace il loro art-style fatto di forti contrasti cromatici nella grafica e scelte di colori e sfumature che donano identità e riconoscibilità ai loro giochi, e mi piace l’approccio poco convenzionale dei loro videogames ai vari generi di appartenenza, che non sono mai delle semplici “copie di qualcosa” ma nel bene e nel male dei titoli dotati di caratteristiche uniche. Certo essere dei bravi sviluppatori non costituisce sempre la garanzia di creare qualcosa di bello per i videogiocatori, ma la mia generale buona idea sulle loro capacità è quella che mi ha fatto attendere Majin and The Forsaken Kingdom con una certa impazienza. fino ad oggi.
Ora, nonostante tutte le buone parole che potranno essere spese su tale gioco (e ne merita tante in ogni caso), bisogna registrare come purtroppo inverosimile la possibilità che Majin and The Forsaken Kingdom riesca ad essere un successo commerciale, e questo principalmente per il fatto che Namco-Bandai lo ha “piazzato” in uscita in questo affollatissimo periodo dell’anno (un giorno prima dell’ingresso sul mercato di GT5 e appena due settimane dopo quella di Black Ops), e per via di alcune fatali leggerezze nell’impianto -soprattutto narrativo- del titolo a mio avviso commesse dagli sviluppatori.

I “Team Attacks” sono estrememente potenti, soprattutto se il livello di amicizia tra Majin e Tapeu è stato sviluppato ad un buon livello. Oltretutto è un eccellente sistema per colpire violentemente più nemici in una sola volta, quindi usatelo ogni volta che potete!
Non fraintendete, ho già lasciato intendere che reputo Majin è un gran bel titolo e non posso che consigliarne l’acquisto a qualunque appassionato di action-adventure ambientati in mondi fantasiosi e che ama sentirsi raccontare delle belle favole dal mezzo videoludico, ma considerate le potenzialità iniziali espresse dai primi filmati di gameplay di diversi mesi fa, è quasi con tristezza che ci si rende conto di come il gioco non sia stato né giustamente pubblicizzato, né spinto dovutamente dagli sviluppatori nelle sue ottime intuizioni di gameplay cooperativo tra un adorabile gigante peloso (il Majin di cui sopra) e il suo giovane amico, il ladro Tapeu. Perché allora vi potreste innamorare comunque di questo gioco e considerarlo come uno dei prodotti più interessanti del 2010? Beh, posso raccontarvi cosa ci ho visto io di prezioso e degno di lode in Majin and The Forsken Kingdom, al punto da farmi dire che non rimpiangerò mai di aver speso l’equivalente di (molte) decine di euro per acquistarlo: ho visto (e giocato) ad un titolo che è a tratti divertente ed impegnativo come pochi altri suoi simili, addirittura romantico e a volte commovente, un titolo che nonostante alcuni “buchi” strutturali, cade senz’altro in piedi e reclama di diritto l’applauso del pubblico.
La leggenda del Gigante Guardiano
In un regno senza nome, ma che in passato doveva essere stato prospero e incantevole, rimangono al tempo presente le sole rovine della civiltà dell’uomo. Nessuno sa cosa sia stato esattamente ad aver dato inizio alla distruzione di ogni cosa; ciò che è nella memoria di tutti è che molto tempo fa all’improvviso cominciarono a riversarsi nel Regno dei mostri in forma di ombre, che oltre a distruggere e uccidere si moltiplicavano trasformando le loro vittime in parte della loro stirpe. Narra la leggenda che il Re di quel Regno abbia cercato di difendere la propria terra servendosi di un potente Guardiano delle forze della Natura, il Majin, l’unico essere in grado di fronteggiare le Ombre per mezzo di poteri elementali e capace di assorbire i propri nemici senza divenire egli stesso un’Ombra. Qualcosa deve non essere andata come il Re credeva, comunque, perché 100 anni dopo la grande guerra nessun uomo osa più vagare all’interno di quella terra, nessuno tranne un ragazzo.
Un viandante senza nome, né passato, cresciuto tra gli animali che abitano gli stessi boschi circostanti il Regno -essi stessi minacciati dalle Ombre-, decide di cercare in un castello l’antico Majin, castello in cui la leggenda dice costui essere stato imprigionato tempo addietro dopo aver fallito la battaglia con i propri nemici. Se la stessa leggenda fosse vera, il Majin sarebbe in ogni caso l’unica speranza per il mondo di liberarsi una volta per tutte dalla piaga delle Ombre. Il problema, come si accorgerà il nostro eroe subito dopo aver liberato il titano peloso ed aver da egli ricevuto ringraziamenti, promesse di amicizia ed il misterioso appellativo di “Tapeu”, è che il Majin ha perduto la maggior parte dei suoi poteri a causa della prolungata prigionia e degli stenti patiti in solitudine nella sua gabbia. Il primo passo per partire insieme verso lo scontro con il misterioso “Re delle Tenebre” sarà quindi quello di rimettere in forze l’un tempo potentissimo guardiano. E’ solo l’inizio in realtà, e benché sia questa la costante narrativa a faro delle dinamiche del gioco per le sue 15-20 ore di durata, c’è molto di più da sapere su questa avventura.

Tutti i piccoli frammenti di storia che ricompongono la trama del gioco vengono ricomposti in molte cut-scene durante l’avventura, ed anche fermandosi ogni tanto per parlare con il Majin. La storia che prende forma è di per sé interessante e romantica, seppure lo story-telling confusionario iniziale non aiuta il giocatore ad appassionarsi agli eventi.
Non sottovalutate questo titolo se, come è successo a me, esso non riuscirà a comunicarmi nulla di emozionante per la prima ora di gioco; la sua bellezza inizia subito dopo che vi siete abbandonati all’idea che non ci sia un granché da fare nell’ultimo, bel lavoro dei Game Republic.
“We Friends, We together fight”
Tapeu e Majin condividono all’apparenza degli scopi e dei destini differenti e soprattutto nelle prime sezioni dell’avventura il Majin sembra ricoprire solamente il ruolo di potente spalla del piccolo umano e delle sue intenzioni. La verità è che la storia che si costruisce ora dopo ora, guida il giocatore verso la comprensione che il Majin è un personaggio fondamentale per l’intero impianto narrativo, e che se questo appare confusionario e poco coinvolgente all’inizio, migliora sensibilmente nel corso del tempo proprio grazie ai tanti piccoli frammenti di memoria che il gigante peloso dispensa all’amico Tapeu su un lontanissimo passato all’interno del quale va cercata la risposta della catastrofe che interessa il tempo presente raccontato dalla storia. Sembra poi poco importante, ma il motivo per cui questo videogame centra in pieno l’obbiettivo di rappresentare il progressivo affiatamento tra il videogiocatore e i due protagonisti principali è proprio grazie ad alcuni sporadici scambi di dialoghi tra i due (inizialmente) improbabili compagni di viaggio e soprattutto grazie ad alcune cut-scene che mostrano potentemente la contraddizione insita nella creatura Majin, rappresentato nella dualità del suo essere stato un tempo invincibile guardiano delle forze della natura ed ora animale talvolta quasi indifeso, che prova paura dei nemici e che addirittura si lascia prendere dal panico nella concitazione della battaglia invocando l’aiuto di Tapeu.
Se vi serve un paragone di supporto alla comprensione (nell’ambito delle meccaniche di gameplay) del ruolo di Majin rispetto all’amico Tapeu, con una pietra miliare dello stesso genere del nuovo lavoro dei Game Republic, è sufficiente immaginare l’indimenticabile Yorda di ICO, solo in versione super potenziata e capace di difendersi da sola durante la maggior parte delle situazioni.
A sottolineare l’importanza della crescita del rapporto di amicizia dei due compagni nel corso dell’avventura, il gioco implementa un ambivalente sistema di level-up che interessa entrambe i protagonisti: eliminando i vari nemici in battaglia è infatti possibile ricevere due distinte tipologie di punti di esperienza rappresentate da gemme azzurre o rosse; le prime prevedono l’aumento dei parametri di forza e stamina (resistenza) di Tapeu, mentre le gemme rosse sono quelle che vengono rilasciate dai mostri ogniqualvolta la loro eliminazione avvenga in seguito alla combinazione degli attacchi simultanei dei due amici. Tapeu e Majin, ovvero, sviluppano nel tempo la capacità di agire in simbiosi con colpi devastanti, tanto più potenti quanto più nel corso del tempo la raccolta in battaglia di gemme rosse aumenterà quello che nel gioco viene chiamato efficacemente “livello di amicizia”.
Majin and the Forsaken Kingdom
majin
Majin and the Forsaken Kingdom
Un esempio di come potrà tornare utile uno dei poteri del Majin dopo che ne sarà ritornato in possesso. Le cariche elettriche paralizzano le ombre per breve periodo, permettendovi di colpirle per bene!
Majin and the Forsaken Kingdom
Tapeu non è l'unico in grado di modificare le proprie prestazioni vestendo abiti differenti trovati nel gioco! Anche Majin gode della stessa possibilità seppure ne dovrete fare di strada prima di poterlo conciare come lo vedete in foto...
Majin and the Forsaken Kingdom
No, non è un'illusione ottica, è proprio Tapeu quel tizio volante... I puzzle del gioco sono molto intelligenti, e vi toccherà capire spesso come usare al meglio i vari elementi ambientali per sbloccare passaggi verso nuove sezioni di gioco.
Majin and the Forsaken Kingdom
I vari animali che di tanto in tanto troverete nel Regno Dimenticato cercheranno di fornirvi spesso informazioni e indizi sulle prossime cose da fare. Tapeu e il Majin godono infatti della stabiliante capacità di comprendere le voci della Natura, ma ciò non tornerà utilissimo: oltre al fatto che i vari volatili e topastri che incontrete sono purtroppo pessimamente doppiati, non dicono neppure nulla di così utile!
Majin and the Forsaken Kingdom
Alcuni nemici sono davvero tosti, come queste ombre guardiane super corazzate. Potenziate per bene Majin prima di lanciarvi in scontri frontali contro questi cosi!
Majin and the Forsaken Kingdom
Majin, anche se inizialmente è poco più di un enorme bambino peloso pieno di steroidi, è fin da subito in grado di tirare dei cartoni di potenza non indifferente. Non ci credete? Guardate qui che roba!
La forza del Majin invece può essere aumentata nutrendo esso con alcuni frutti di cui l’animale è particolarmente goloso, e rinvenibili in diverse parti della mappa in punti che spesso vi faranno faticare (e ragionare) molto per essere raggiunti. Un’idea interessante sviluppata nel gameplay, è quella di permettere a Tapeu il ritrovamento di tanto in tanto di alcuni elementi di vestiario che compongono dei veri e propri costumi; una volta indossati tali vestiti, non solo essi divengono visibili addosso al personaggio, ma “donano” egli dei modificatori di stato che lo rendono ad esempio più resistente o del tutto immune agli effetti di determinati attacchi nemici, o più agile nelle schivate e nei salti, e così via. Non è uno degli aspetti fondamentali della produzione, certo, ma un onesto approccio alla strutturazione migliore di una azione di gioco che il più delle volte rischierebbe di sembrare molto lineare. Capiterà poi di doversi preoccupare molto più spesso dell’energia del Majin che non di quella dell’amico umano. Tapeu infatti verrà costantemente curato dal Majin ogni volta che questi gli si troverà vicino, mentre Majin dovrà essere progressivamente nutrito con i semi di un fiore particolare che non si trova così facilmente in giro per la mappa del Regno.
Ad ogni modo la parola onnicomprensiva per parlare di Majin and the Forsaken Kingdom è: cooperazione. La generale cooperazione tra i due protagonisti si esprime continuamente sia nella necessità di usare le rispettive abilità fisiche e magiche per affrontare i nemici, sia per risolvere gli innumerevoli ed intriganti puzzle presenti all’interno della storia. Questi ultimi sono in assoluto l’elemento più riuscito dell’intera produzione, al punto che la risoluzione di alcuni di essi genera realmente un genuino senso di soddisfazione personale nel giocatore. Capire come utilizzare al meglio sistemi di leve, ascensori, meccanismi per l’apertura di porte momentaneamente bloccate, catapulte, interruttori ed altri elementi dello scenario disseminati per l’enorme mappa del “Regno Dimenticato” diventa esponenzialmente più piacevole ogni ora che passa. Non solo, l’intelligente sistema di crescita delle capacità del grande Majin, fa si che il giocatore sia motivato a tornare più volte in punti già visitati dello scenario al fine di poter superare passaggi della mappa prima inaccessibili ed in seguito sbloccabili tramite le rinnovate capacità del gigante peloso.
Il Majin è, lo si diceva sopra, in grado di recuperare progressivamente gli antichi e devastanti poteri in preparazione dello scontro finale con il Re delle Tenebre, cibandosi di frutti particolari.

Colpendo ripetutamente le ombre stordite a terra, potrete “caricare” il contatore dei team attacks; tanto più riuscite a riempire la barra del contatore, quanto più sarà devastante l’attacco combinato dei nostri due eroi.
Se è vero che non è obbligatorio per il giocatore riportare la creatura al massimo delle sue forze per permettergli di affrontare i mostri e i boss più coriacei che vi si pareranno davanti di tanto in tanto, è anche vero che rinforzare il Majin con i prelibati frutti della forza renderà lui più forte e resistente e darà a voi certamente meno problemi in situazioni di scontro del tipo “2 contro 12″ (frequenti soprattutto nei frangenti finali del gioco).
Natura Astratta
Tutto funziona come deve nel gioco, in sostanza? Sarebbe molto bello poter dire di sì, ma purtroppo ci sono alcuni dettagli che tarpano le ali a quella che sulla carta è una produzione videoludica di primissima qualità. Se dovessi indicare istintivamente l’aspetto che più di tutti frena nella mia mente l’idea di Majin and the Forsaken Kingdom come quella di un capolavoro, ciò che direi è “la poca credibilità dello scenario”. Ci sono alcuni aspetti del “Regno Dimenticato” del gioco che contribuiscono a questa sensazione. Si potrebbe parlare del contesto narrativo nel quale vengono circostanziate le ragioni del perché Tapeu e Majin si incontrano e collaborano verso il fine ultimo: troppo veloce l’ingresso del giocatore nella storia, con una presentazione che spiega molto poco della situazione iniziale ed una ambientazione che lascia i due protagonisti soli con sé stessi, in una specie di enorme dungeon a cielo aperto popolato da sole creature ostili. Se non c’è di per sé nulla di male in questo, manca però nella realizzazione artistica e tecnica quella attenzione alle atmosfere che permetterebbe al giocatore di rimanere letteralmente avvolto nel mondo raffigurato (come in ICO, appunto, ma non solo), e il necessario sostegno narrativo capace appunto di “completare” la solitudine dei due eroi in maniera plausibile. Si nota poi, nell’ultimo lavoro dei Game Republic, il passaggio rapidissimo, fin troppo a dire il vero, tra le varie scenografie della mappa. Si passa da una foresta lussureggiante ad un gruppo di rovine, ad una piana semi-desertica, fino a una miniera, spesso separate tra loro da una semplice porta o da un gruppo di archi e senza che ciò venga in qualche modo giustificato da circostanze precise; e ciò abbatte in sostanza violentemente l’illusione percettiva di chi guarda, non favorendo adeguatamente l’immedesimazione all’interno del gioco stesso. A voler ben vedere, non è neppure la realizzazione tecnica del gioco -semplicemente nella media seppur con sporadici momenti di altissima levatura artistica- che penalizza le atmosfere, bensì sono proprio queste ultime ad essere deficitarie di parti essenziali.

L’A-Team non è nessuno! Tapeu e Majin sono i migliori guastatori dei piani delle Ombre sulla piazza!
Altri due fattori legati alla tecnologia di cui è composto Majin and the Forsaken Kingdom non aiutano in nessun modo questo gioco a spiccare verso l’eccellenza: il doppiaggio dei protagonisti (fatta eccezione per alcuni passaggi nei dialoghi del Majin) e dei vari piccoli animali che forniscono agli eroi informazioni e aneddoti nel corso del gioco, toccano spesso delle punte di atrocità auditiva piuttosto rare da trovare nel mezzo videouludico, con voci assolutamente non impostate e mancanti in generale di qualunque rilevante capacità dizione. Il doppiaggio è stato evidentemente fatto in economia, ed il problema è che in un gioco del genere affezionarsi ai personaggi e alla storia richiede un supporto fondamentale anche della porzione audio, che dovrebbe assicurare personalità e carattere ai vari personaggi e che invece è di gran lunga la parte più debole della produzione. C’è poi da segnalare una telecamera che se da un lato funziona piuttosto bene nelle fasi di esplorazione, decade in utilità brutalmente durante situazioni di combattimento con nemici che pressano i due protagonisti magari accanto a dei muri, evenienza in cui ci si ritrova a premere tasti per picchiare delle “ombre” che sono fuori campo o coperte dalla sagoma di una barriera architettonica o persino dall’imponente Majin. Il problema come detto non sarebbe grave, se non fosse per il fatto che in queste situazioni gli scontri con più nemici in spazi angusti possono diventare davvero problematici.
Il Regno Dimenticato
Il gigante Majin e il ladro Tapeu sono a loro modo due personaggi molto interessanti, seppur lontani dall’essere originali in un enciclopedismo videoludico che dopo più di 30 anni di storia ha probabilmente concepito e dato vita a tutti gli stereotipi possibili ed immaginabili per questo tipo di industria. Il tema dell’amicizia e della cooperazione è già stato analizzato e sviscerato in tante altre occasioni, ma non per questo i nostri due eroi passeranno in secondo piano o appaiono come banali. Majin and the Forsaken Kingdom è una perla grezza, un videogame sulla carta eccezionale ma che non riesce ad esprimere al meglio tutte le sue capacità. E’ triste, perché questo sembra lo stesso destino che toccò a suo tempo all’ottimo Folklore. prodotto di valore assolutamente più grande di quanto decretarono le sue vendite.
Mi auguro personalmente che ci siano molte persone che vorranno godere della bella esperienza di gioco che questo prodotto è in grado di regalare; Majin e Tapeu meritano ampiamente di essere accompagnati fino al termine della loro storia. Di più, la speranza è addirittura quella di poter vedere un seguito per le loro avventure da qualche parte nel futuro. Se ad ogni modo stavate pensando ad un bel regalo di Natale per voi o per qualcun altro, e dovessero esservi avanzati dei soldi da investire in qualcosa, considerate seriamente l’acquisto di questo titolo; sono pronto a scommettere quello che volete che non ve ne pentirete mai, proprio come è successo al sottoscritto.






