Volontà e Abnegazione
Per rendere meglio l’idea di cosa sia il cammino che affronterete nel gioco, si possono aggiungere altri particolari come ad esempio il fatto che non esistano checkpoint: in qualunque punto del livello moriate, dovrete ripartire comunque dal suo principio; oppure possiamo anche dire che ogni volta che ricomincerete il livello tutti i nemici saranno lì al loro posto ad aspettarvi, nonostante li abbiate precedentemente uccisi. L’unico aspetto del gioco che concede uno spiraglio di compassione verso il giocatore, è che se vivete abbastanza per poter giungere in alcuni punti delle ambientazioni dove è possibile aprire delle scorciatoie tra la parte iniziali della mappa e quelle più interne e difficoltose, non dovrete poi più affrontare la “strada più lunga” per giungere a destinazione, (e credetemi, in uno scenario di difficoltà apocalittica come questo vivrete tutto ciò come un incredibile sollievo).
Un’altra caratteristica interessante e legata in un certo qual modo alla possibile facilitazione dei compiti del protagonista, è la “World Tendency”: le vostre azioni durante il gioco determinano l’aumento o la diminuzione della malvagità nei vari livelli, che si traduce in pratica nel fatto che in alcuni passaggi chiave del vostro cammino potreste non trovare alcuni pericolosissimi mostri lì dove altrimenti sarebbero, o che i vostri nemici potrebbero essere dotati di un numero minore di HP e un più basso livello di forza fisica e magica; il tutto non può che essere positivo per i nervi del videogiocatore.

Se qualcuno vi ha già spiegato come far fuori il Drago Rosso che assedia il Castello di Broletaria, armatevi di pazienza e fatelo. Altrimenti dite pure le vostre ultime preghiere.
E’ poi consigliabile esplorare bene ogni angolo degli scenari di Boletaria, in modo da scoprire potenti armi e protezioni nascoste, nonché ritrovare dei fondamentali personaggi non-giocanti che vi doneranno importantissimi strumenti per procedere nell’avventura.
Se il primo impatto con Demon’s Souls per il videogamer impreparato a cotanta violenza (e all’altissima frequenza iniziale con cui si manifesterà la scritta “You Died”) potrebbe essere traumatico, è bene carpire immediatamente lo spirito dell’Opera in questione per innamorarsene, o anche per odiarla, ma essendo comunque incapaci di staccarsene: morire in questo videogioco non è un evento accidentale, ma è piuttosto il dovuto sacrificio che segue l’essersi addentrati senza usare la dovuta circospezione in qualche nuova sezione del livello; è la naturale conseguenza del non aver eseguito alla perfezione una serie di combattimenti e di non aver dimostrato ai vostri avversari la vostra incredibile maestria nell’arte guerriera. Morire è la prova che il vostro esercizio di stile non è stato perfetto, al pari del ginnasta che manca la medaglia per aver sbagliato dei passaggi basilari nella propria prestazione. Tutta l’architettura del gioco si basa sulla continua e perfettibile iterazione del percorso dell’eroe che dopo la morte ritorna sui suoi passi per tentare nuovamente la sorte, e la cui riuscita nell’impresa è legata strettamente alla precisione del videogiocatore, alla sua capacità di mantenere il sangue freddo nelle situazioni difficili e alla sua pazienza. Non fate affidamento su erbe e panacee che pur troverete (raramente) perquisendo i cadaveri dei vostri nemici per curare le vostre ferite, né pensate di poter raccogliere le anime del demone nel numero che più vi aggrada prima di poter tornare nel Nexus e acquisire nuove armi e incantesimi; quasi tutte le situazioni che affronterete porteranno infatti prima o poi al ritorno nel Nexus e non è nel semplice potenziamento della vostra spada o nell’acquisto di uno scudo più resistente che risiede la chiave per giungere alla fine del cammino. La chiave è nelle vostre capacità e solo in quelle.
Luci soffuse
Apparentemente non c’è alcun elemento così incredibile nella grafica e nel motore che muove quest’Opera; agli occhi del videogiocatore amante di effetti speciali e texture dettagliatissime e spettacolari Demon’s Souls non concede nulla che faccia gridare al miracolo…
All’apparenza, appunto.
Perché dopo una trentina di minuti di gioco immersi nel mondo d’incubo che circonda il personaggio principale , tutti quei colori scuri e spenti dello scenario e tutte quelle animazioni assolutamente essenziali osservabili negli ambienti di gioco appariranno semplicemente la migliore soluzione possibile alla resa grafica di questo Titolo e alle sue atmosfere che traboccano senso della devastazione e di fine del mondo.
Intendiamoci, Demon’s Souls è capace in alcuni momenti di lasciarvi a bocca aperta, come per esempio quando vi ritroverete di fronte a mostri grandi 20 volte il protagonista e animanti magnificamente, o come quando vi si pareranno davanti agli occhi dei vertiginosi strapiombi sul mare, o anche quando dovrete fronteggiare durante la vostra avventura delle terrificanti aberrazioni demoniache che sembrano uscite direttamente dalla fantasia di Howard Philip Lovecraft.
E’ tuttavia chiaro di come l’intenzione di Demon’s Souls non sia affatto quella di stupire per la sua veste grafica, -seppure ripeto che essa è perfetta per il gioco-, ma quella di avvolgere il giocatore all’interno di un gameplay magnetico e a suo modo unico. Per tale motivo smetterete presto di accorgervi anche di alcuni sporadici rallentamenti e a volte di alcuni comportamenti anomali del motore fisico, e lo farete proprio perché c’è ben altro per cui preoccuparsi!
Il sonoro di Demon’s Souls può anch’esso essere giudicato essenziale: alcuni cupissimi sottofondi orchestrali nei momenti più concitati del gioco e un pregevole doppiaggio in inglese britannico da ascoltare durante le poche situazioni nelle quali incontrerete personaggi non giocanti, poi solo il rumore delle vostre spade contro quelle dei vostri nemici, e un silenzio rotto dal fischio del vento e a volte dal gracchiare dei corvi che attendono di cibarsi della vostra carcassa…

I maledetti "Skeleton": veloci, insidiosi e letali. La tempistica con cui usate lo scudo e schivate i loro attacchi è basilare per non fare una bruttissima fine
Non siamo soli…
Un gioco così incredibilmente particolare già nella sua modalità single-player, non poteva che avere una equivalente sezione online. Cominciamo col dire che appena inizierete a giocare sarete fin da subito connessi ai server multiplayer di Demon’s Souls, ma non troverete nella schermata dei titoli alcun riferimento alla possibilità di connettervi in qualche modo ad una sezione multiplayer. Piuttosto vi accorgerete nel corso dell’avventura che i videogiocatori possono interagire tra loro inizialmente in due modi; possono lasciare lungo il percorso dei brevi messaggi ad uso e consumo degli altri avventurieri, avvertendoli magari di un pericolo che si nasconde dietro un angolo o del modo migliore per abbattere un nemico oltre una certa porta. Se poi si toccano delle macchie di sangue disseminate un po’ ovunque, si potrà assistere alla rappresentazione degli ultimi momenti di vita di un giocatore che ci ha preceduto. Per non parlare del fatto che di tanto in tanto dei fantasmi bianchi con la forma degli altri videogamer che stanno affrontando il nostro stesso livello proprio in quel momento, si materializzeranno attorno al nostro personaggio, “avvertendoci” così che non siamo gli unici a combattere in quel momento la dura lotta contro il male…
La parte più interessante del gioco online è però rappresentata dalla sezione cooperativa. In Demon’s Souls, fino a 4 giocatori possono coalizzarsi per affrontare assieme i difficilissimi dungeon del gioco, nonché i fortissimi mostri di fine livello. Esistono tuttavia delle condizioni che vanno soddisfatte affinché il gioco cooperativo sia fruibile; l’Host (il giocatore che decide di dare inizio alla partita online) deve essere nella sua forma vivente e deve trovare una sorta di “marcatore” di colore azzurro, il quale può essere lasciato solo dai giocatori che si trovano invece nella loro forma di spirito tramite l’utilizzo di un oggetto denominato “Blue Eye Stone”. Una volta trovato il marcatore, è possibile controllare tramite esso quanti e quali altri giocatori sono online, il loro rank nella classifica mondiale e il loro livello di reputazione, nonché scegliere di invocarne fino a 3 nella propria partita. I giocatori invocati si materializzeranno nella forma di spiriti di colore azzurro e vi aiuteranno a fronteggiare i nemici fino al termine del livello. Immagino comprendiate perfettamente quanto questo sistema possa a volte diventare l’unica via praticabile per superare momenti di gioco che potreste altrimenti giudicare impossibili da sostenere con l’aiuto delle vostre sole forze. La “brutta” notizia, è che il supporto degli altri giocatori nelle vostre partite non ha alcun effetto sul procedimento della vostra avventura in single-player: terminate un intero livello con l’aiuto di 2, 3 o 4 guerrieri “discesi” dalla PSN, e l’unico effetto ottenuto sarà quello di aver potuto raccogliere un gran numero di anime da usare come denaro nel Nexus per l’acquisto di nuove armi o per il level-up; la storia del gioco procede solo ed esclusivamente quando portate a termine una mappa senza l’ausilio di nessun altro che non siate voi, punto.
Non è tutto, perché in aggiunta alla “Blue Eye Stone” di cui sopra, girovagando per il livello potreste trovare anche una “Black Eye Stone”. Questa darebbe il via ad un differente sistema multiplayer: il giocatore che utilizza tale oggetto diviene un fantasma nero e “invade” letteralmente la partita di un altro giocatore connesso in rete, dando il via ad uno scontro all’ultimo sangue tra i due e vinto il quale il fantasma nero si potrà appropriare di tutte le anime raccolte fino a quel momento dall’avversario. Le nefaste conseguenze di tale esito sono anche quelle di modificare la “World Tendency” del malcapitato sconfitto e di rendere così di fatto la sua partita più difficile… Sadismo allo stato puro.

Questo simpatico figuro vi attende a braccia aperte in un santuario abbandonato... No, non potete convincerlo a farvi passare con le buone; coraggio!
Sempre riguardo l’interazione online tra giocatori, in Demon’s Souls è necessario dire che non esiste una chat vocale, ma visto il tipo di gioco non se ne sente certo la mancanza; piuttosto è interessante il fatto che i videogiocatori possano scambiarsi tra loro le rispettive merci e l’equipaggiamento durante la modalità cooperativa; chiaro che la pratica di questo sistema di “trading” è consigliabile solo con altri avventurieri la cui reputazione sia come minimo buona, giusto per evitare di fare cattivi affari…
De Profundis
Lo si diceva all’inizio, Demon’s Souls è un coraggiosissimo esperimento artistico. Alcuni di voi potrebbero vedere in esso il più geniale incontro tra un RPG e un MMORG senza alcun termine di paragone attualmente sul mercato, una specie di nuovo punto di riferimento di un genere che nasce proprio con questa opera, e non è un azzardo pensare che i “From Software” abbiano forgiato qualcosa che grazie alla sua unicità possiede tutte le carte in regola per essere ricordato a lungo nella storia dell’industria videoludica.
Demon’s Souls non appaga il videogiocatore dandogli in pasto ciò che egli si aspetta per il proprio divertimento, lo schiaffeggia per bene e gli detta le sue regole, i suoi tempi, e pretende da esso dedizione e pazienza come quasi niente e nessuno aveva mai fatto fin ora.
In uno scenario globale dominato dal modello videoludico “mordi e fuggi”, dai colossal americani dell’Action-Game, dagli FPS e dalle simulazioni ultra realistiche, questo Titolo si staglia solitario sull’orizzonte del mondo dell’intrattenimento elettronico. Non c’è una cifra numerica precisa che possa indicare il valore di Demon’s Souls; non c’è in realtà per nessun gioco, ma per questo in particolare. Il voto che viene qui assegnato è meramente indicativo del suo potenziale “valore di mercato”, ma tutti coloro che abbiano il coraggio di voler sperimentare uno dei titoli a suo modo più innovativi e coinvolgenti degli ultimi 10 anni, passi tranquillamente sopra ad ogni fredda ed approssimativa computazione percentuale e si procuri tosto una copia di questo bellissimo, misterioso e difficilissimo gioco giapponese.
Forse lo adorerete, forse vi spaventerà a morte e ve ne disfarete, ma dovete vederlo almeno una volta in azione. Comunque la pensiate, non ve ne scorderete per lungo tempo.
voto 9/10
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